Concimi organici e Concimi inorganici – Differenze, vantaggi e svantaggi

come usare concimi organici e concimi inorganici

Concimi organici e concimi inorganici – Quali usare, come e perché?

Concimi organici e concimi inorganici, gli esperti di giardinaggio discutono da gran tempo il problema dei concimi. Premettiamo subito che entrambi forniscono alla pianta il nutrimento che le è necessario.

Quello che cambia è il modo con cui la pianta incorpora l’alimento. Nel caso dei fertilizzanti inorganici la sostanza somministrata è infatti allo stato puro, concentrata, pronta per essere assorbita immediatamente dalle radici.

Questo assorbimento piuttosto rapido fa sì che la pianta cresca con maggiore rapidità, produca fiori più grandi e frutti più grossi. La loro azione si può paragonare a quella che hanno sul nostro organismo certi ricostituenti a effetto assai rapido, contenenti sostanze che non si trovano nell’alimentazione normale.

Ciò che resta da vedere – ci stiamo riferendo, ovviamente, solo ai fiori e alle piante ornamentali, non ai vegetali commestibili, per i quali valgono tutt’altre considerazioni – è se questi fertilizzanti inorganici, o chimici o artificiali come vengono chiamati, producono solo effetti benefici e, in tal caso, se sono permanenti.

Concimi organici e concimi inorganici – pregi e difetti

Molti ritengono infatti, e la loro opinione va tenuta nella debita considerazione, che essi riducano la capacità delle piante di resistere all’azione distruttiva degli insetti e alle malattie; che, inoltre, ne indeboliscano la costituzione fisica generale, anche se esteriormente le fanno apparire più rigogliose.

Qualche dubbio si nutre anche a proposito degli effetti che un impiego ripetuto o continuato di fertilizzanti inorganici avrebbe sulla delicata azione equilibratrice dei microrganismi e dei batteri benefici che vivono nel terreno. Sono infatti questi organismi che aiutano le piante a liberare dai fertilizzanti organici o naturali le sostanze nutritive di cui hanno bisogno.

Va aggiunto infine che i fertilizzanti inorganici non producono effetti molto benefici sulla struttura e sulla fibra del terreno; anzi, se il loro impiego si protrae per un certo numero di anni, possono risultare addirittura dannosi.

Nel caso dei fertilizzanti naturali di origine organica: letame, foglie morte, sostanze animali come sangue, ossa e altro, e in genere ogni sostanza vegetale, che contengono tutti l’insieme degli elementi richiesti dalle nostre piante, si possono invece fare con certezza diverse affermazioni.

Anzitutto sono sostanze fornite dalla natura, e l’antico detto <<ritorni alla terra ciò che dalla terra è stato preso>> è sempre vero e attuale. Ad azione relativamente lenta, questi fertilizzanti consentono alla pianta di assorbire il suo nutrimento a un ritmo più naturale, in un periodo di tempo più lungo, cosa molto importante per le piante perenni.

Inoltre, altra constatazione di importanza vitale, essi migliorano la natura del terreno e favoriscono lo sviluppo dei microrganismi che vi si trovano. Un ulteriore vantaggio offerto da questi fertilizzanti è che, dato il loro maggiore volume, rimangono sul terreno più a lungo ed è perciò più difficile che piogge dirotte o un’irrigazione continuata li eliminino prima che la pianta li abbia assosrbiti.

Concimi organici e concimi inorganici – Quali preferire?

Il buon giardiniere, generalmente, fa uso di entrambi i tipi di concimazione: si serve cioè dei fertilizzanti inorganici come <<ricostituenti>> da dare di tanto in tanto, ma come base utilizza fertilizzanti organici, che gli permettono di alimentare le piante durante tutto il periodo della crescita, in  modo più lento, è vero, ma più continuo, e insieme di rafforzare e migliorare la fibra e la struttura del terreno.

Se i fertilizzanti inorganici o chimici si trovano in commercio facilmente e ovunque, nelle città e nelle campagne, lo stesso non può dirsi per quelli organici o naturali.

Non è il caso di pensare che oggi si possano seppellire un cavallo o un bue morti nell’aiuola di Rose del nostro giardino – come si faceva, e non infrequentemente, in Inghilterra quando, per esempio, si piantava una Vite in una serra (dato il clima a basse temperature invernali, in Inghilterra la Vite è spesso coltivata in serra), anche se, dobbiamo dire, questo antiquato sistema dava realmente risultati superbi – ed è perciò che tutta una serie di fertilizzanti organici sono stati ridotti a… dimensioni più convenienti e in confezioni pratiche: si tratta sopratutto di sangue essiccato, ossa, corna, pelli e altre parti di scarto di animali, opportunatamente lavorate e ridotte in polvere.

Concimi organici – più stabili e sicuri

Il contenuto chimico dei fertilizzanti organici naturali è più stabile e sicuro di quello dei fertilizzanti inorganici, che a volte sono anche imperfetti in fatto di preparazione e non rispondono ai requisiti richiesti, e inoltre comporta anche rischi minori: se infatti forti dosi di sangue in polvere non danneggiano né la pianta né il terreno, un’impiego eccessivo di solfato ammonico o di nitrato sodico può anche causare la morte delle piante; nell’acquistare fertilizzanti inorganici è molto consigliabile perciò impiegare prodotti di case che offrano una sicura garanzia.

Tra i fertilizzanti organici quello più largamente usato, e certamente ancora uno dei migliori, è il concime di stalla; ma, data la crescente meccanizzazione dell’agricoltura, trovarlo diventa sempre più difficile.

In molte zone è considerato addirittura una merce preziosa e rara. Un tempo un eccellente concime organico era quello che si ricavava dai <<pozzi neri>>, ma oggi, inquinato dai detersivi e dagli altri prodotti provenienti dai canali dello scarico domestico, è divenuto quasi un veleno.

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